Un tuffo nell’Ottocento

Domenica scorsa ero scrutatore ai seggi. Non è stata la prima volta e probabilmente non sarà nemmeno l’ultima, specie se, come sempre, mi dimenticherò di andare all’Ufficio Elettorale del Comune a farmi cancellare dalla lista degli scrutatori. Tutti gli anni me lo ripeto ma poi, rimanda e rimanda ancora, mi arriva il decreto di nomina ed è troppo tardi.

Per l’ennesima volta ho potuto constatare come il sistema di voto in Italia sia antiquato e inutilmente complicato. Dall’uso della matita copiativa alle decine di pagine di moduli da compilare, tutto sembra essere fatto per complicare la vita di chi sta lavorando ai seggi. Le procedure di voto sono regolate da una legge del 1957 e, mi sembra, da allora la tecnologia ha fatto alcuni passi avanti. Non dico di far votare gli elettori da casa con il loro computer, ma almeno la trasmissione dei dati… Voto disgiunto, doppia preferenza di genere: tutte complicazioni che a mano si gestiscono con grande difficoltà.

Se qualcuno mi spiega la necessità, oggi, di vidimare tutte le schede con un timbro fra l’altro consumato e illeggibile, di doverle contare e siglare in numero pari a quello degli aventi diritto al voto e, soprattutto, perché questa attività deve essere completata il giorno prima e non può essere, ad esempio, fatta in corso d’opera, sulla base di quelle che sono le reali necessità, lo ringrazio. Allo stesso modo, che senso ha la tessera elettorale?

Il momento fondamentale della timbratura della scheda elettorale

Inoltre, ogni elezione presenta delle novità che creano inutili complicazioni, perché alle modifiche nel sistema elettorale non corrispondono le opportune modifiche nelle modalità di scrutinio e di calcolo dei voti.

Domenica i seggi sono rimasti aperti dalle 7 di mattina alle 23. Si è detto che far votare gli elettori in un’unica giornata comporta un notevole risparmio per le casse dello Stato e questo può essere vero per i costi diretti. Ma per quelli indiretti? Ragioniamoci un momento sopra.

Presidenti di seggio, segretari e scrutatori vengono pagati di meno, e questo è ovvio. Ma il personale della sicurezza e i dipendenti comunali che presidiano i seggi e compongono l’ufficio elettorale centrale? Se si votasse su un giorno e mezzo, così com’è stato fino a pochi anni fa, lo scrutinio verrebbe fatto di lunedì pomeriggio. Oggi viene fatto a notte fonda (per inciso, abbiamo finito tutte le procedure che erano quasi le 6 di lunedì) e quindi tutto il personale comunale percepisce un compenso straordinario per il lavoro notturno.

Il risparmio che si ottiene in una singola elezione viene poi sperperato non accorpando le elezioni in un’unica giornata. Gli uomini di governo continuano a dire che non si può votare per il referendum e le elezioni politiche lo stesso giorno e quindi, se tutto fosse andato come avrebbe dovuto andare, in quattordici mesi avremmo dovuto votare – parlo per Genova – al referendum trivelle (fatto), al referendum costituzionale (fatto), alle elezioni amministrative (fatto), alle elezioni politiche (continuamente rinviate) e ai referendum promossi dalla CGIL (saltati per l’ignobile balletto sui voucher).

Fra i costi indiretti ci metto anche quelli relativi alla gestione degli errori. Solitamente i seggi sono collocati presso le scuole e sappiamo tutti quali problemi di comfort queste presentino (domenica pomeriggio nel seggio faceva un caldo torrido). Si è votato fino alle 23 e quando è iniziato lo spoglio delle schede eravamo tutti già abbastanza provati. Dovevamo a questo punto fare i mucchietti per i singoli partiti, controllare che non vi fosse voto disgiunto per il candidato sindaco, conteggiare i voti di lista, le preferenze andando a vedere se chi ne aveva messe due lo aveva fatto considerando la differenza di genere, compilare tutti i moduli. Poi, finito per il Comune, passare allo scrutinio dei voti per il Municipio, dove il sistema è lievemente diverso, dato che in questo caso non è possibile votare separatamente una lista e un candidato presidente. Insomma, un gran casino.

Infine, dicono che sarebbe opportuno che questa attività venisse svolta dai disoccupati, o almeno che venisse loro data la preferenza nelle nomine. Del tutto d’accordo, ma se i disoccupati non vanno a dichiarare la loro disponibilità non vengono inseriti nelle liste. Un paio d’anni fa un amico mi chiamò per dirmi che avrebbe voluto che il figlio più grande della sua compagna, disoccupato, guadagnasse qualche soldo facendo lo scrutatore. Gli spiegai che era fuori tempo massimo per inserirsi nelle liste, ma che avrei potuto cercare di farlo passare per nomina diretta da parte di qualche forza politica. Feci telefonate, inoltrai il suo nominativo, gli arrivò la nomina e alla fine… rifiutò perché pagavano troppo poco per la mole di lavoro che occorreva svolgere.

Proviamo a immaginare come si sarebbero potute svolgere le elezioni comunali se si avessero dei supporti digitali.

Schermata iniziale: nomi dei candidati sindaco. L’elettore tocca sul touch screen il nome prescelto. Esce una schermata che gli chiede se vuole votare le liste collegate o quelle non collegate al candidato prescelto. Elenco delle liste collegate con i simboli dei partiti/liste civiche. Elenco dei candidati. Se sceglie di dare una preferenza a un uomo a questo punto l’elenco gli presenta solo le opzioni femminili. Oppure può optare per lasciare tutto in bianco o annullare la scheda digitando un commento.

Un sistema semplice, con poche possibilità di errore e, soprattutto, in grado di garantire la tanto decantata proclamazione degli eletti al momento stesso della chiusura dei seggi.

Updated: 13 giugno 2017 — 18:32
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