Fillon e lo spostamento a destra della Francia

François Fillon

La vittoria di Fillon, anzi il trionfo di Fillon, alle primarie francesi del centro-destra, sono significative da molti punti di vista.

A questo candidato verrà infatti chiesto di battere Marine Le Pen e, quindi, dovrà confrontarsi con lei sullo stesso terreno, quello della destra radicale. Le primarie che si sono tenute oggi hanno visto un’affluenza notevole di elettori, e anche questo è un segno da analizzare. I francesi svoltano decisamente a destra, anche se questa divisione del fronte conservatore/reazionario potrebbe favorirli al momento del voto per l’elezione del presidente della Repubblica nel 2017.

L’inconsistenza della politica di Hollande pesa ai francesi, che non vedono mantenuta alcuna delle promesse che il candidato socialista aveva fatto nel corso della precedente campagna elettorale. In particolare, ai francesi dà fastidio la sudditanza del loro presidente nei confronti di Angela Merkel, Anche questo è un segno dell’insofferenza del popolo europeo rispetto all’austerità imposta dai Paesi del Nord Europa a tutto il resto del continente. Insofferenza che però si riversa non in chi propone miglioramenti del sistema vigente, ma in chi lo rifiuta in toto.

Il programma di Fillon è molto semplice (v. Marco Moussanet, Il programma di Fillon, Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2016). È un programma tipicamente liberista, tutto sostegno alle imprese e – meno – alle famiglie, penalizzante per i dipendenti pubblici (che si vedono aumentare a 39 ore a settimana il carico di lavoro) e privati (viene proposta l’abolizione della legge che limita a 35 le ore lavorative settimanali), aumento dell’età pensionabile e tagli nel numero dei lavoratori del pubblico impiego.

Questo dal punto di vista economico. Da quello della politica interna ed estera, Fillon non nasconde le sue simpatie per Putin, la volontà di dotare la polizia municipale di armi, la costruzione di nuove carceri, l’aumento del budget della Difesa, il contingentamento del numero di immigrati regolari, e molte altre proposte già sentite qua e là in giro per l’Europa.

Una chicca su tutte, per caratterizzare meglio la proposta politica dell’ex primo ministro al tempo di Sarkozy: rendere nuovamente obbligatoria l’uniforme scolastica (è bello vedere come i politici d’Oltralpe condividano con i nostri la capacità di andare al cuore dei problemi reali dei loro cittadini…).

Ma chi è questo vero e proprio outsider, che nessuno dava per vincente fino a qualche settimana fa? Si tratta, l’abbiamo visto (e, a questo proposito vedere anche Marco Moussanet, Da outsider a protagonista: François, appassionato di auto e di conti in ordine, Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2016), dell’ex primo ministro con Sarkozy e finora era considerato un uomo che agiva nell’ombra. Cattolico praticante, di tendenze politiche golliste, appassionato di automobilismo (è nato a Le Mans 62 anni fa), è figlio di un notaio di province e di una storica di origine basca. Laureato in diritto pubblico a Le Mans, è sposato con una gallese dalla quale ha avuto cinque figli. Ma attenzione: sebbene, almeno da noi, sia stato fino a poco tempo fa un totale sconosciuto, è stato eletto al Parlamento francese ad appena 27 anni, il più giovane deputato di sempre nel suo paese. È stato ministro dell’Università e della Ricerca sotto Balladur nel 1993, e ha fatto parte degli esecutivi di Juppé e Raffarin. Al suo nome è legata una riforma delle pensioni nella quale è stata innalzata l’età contributiva. Non gli è riuscito l’allineamento fra dipendenti pubblici (che in Francia, come in Italia, andavano in pensione in anticipo rispetto ai dipendenti privati), ma ha già annunciato di volerci riprovare qualora venisse eletto presidente.

È un convinto sostenitore di una politica di bilancio rigorosa, e ha sempre lavorato perché venissero ridotti i deficit di bilancio dello Stato. Insomma, con lui alla presidenza della Francia non si annuncia certo una battaglia contro l’austerità.

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