Le ragioni del mio NO

logo-comitato-no14Chi ha avuto modo di visitare questo sito negli ultimi mesi non ha certo bisogno di leggere questo articolo. Ma io sento l’esigenza di scriverlo lo stesso, visto che ormai mancano pochissime ore alla scadenza referendaria.

Primo. La mia decisione di votare NO è maturata ben prima di leggere il contenuto della legge di modifica costituzionale. Ho deciso di oppormi con tutte le mie forze (non solo con il voto, quindi) perché non ritenevo giusto – e ancor meno ritengo lo sia oggi – che un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale potesse mettere mano a una riforma della Costituzione.

Questo Parlamento, per me, avrebbe fatto bene a dimettersi e consentire al Paese di tornare alle urne con un sistema elettorale diverso (fosse il Mattarellum o, meglio ancora, quello previsto dalla Costituente, ovvero il proporzionale puro). Un Parlamento rappresentativo della volontà del popolo (sovrano, fino a prova contraria), avrebbe potuto modificare la Costituzione e avrebbe potuto farlo di propria iniziativa, ma avrebbe dovuto farlo dopo una campagna elettorale nella quale si sarebbero dovuti indicare ai cittadini i contenuti della eventuale riforma. Non ricordo, nel corso della campagna elettorale 2013 alcuna menzione alla necessità di riformare la Costituzione.

Secondo. Sempre dal punto di vista del metodo, è necessario ricordare come l’approvazione parlamentare alla riforma sia arrivata con il continuo ricorso alla fiducia, non con un’ampia condivisione. E il referendum è atto dovuto, perché non si è raggiunto il quorum parlamentare previsto dalla Costituzione stessa per la modifica dei suoi articoli. Non è una concessione fatta per spirito democratico, come da più parti si è voluto cercare di farla passare.

Terzo. Francamente, delle sorti del governo me ne sarei infischiato volentieri. È il terzo governo consecutivo incaricato direttamente dal Presidente della Repubblica (sempre lo stesso e un giorno bisognerà fare una valutazione storica e politica), senza nemmeno quella parvenza di manifestazione della volontà popolare data dal Porcellum. Purtroppo non posso farlo perché il presidente del Consiglio dei ministri ha impostato tutta la sua comunicazione sulla sua persona, invocando una sorta di plebiscito in nome di una presunta volontà di riforme che sarebbero state impedite dalla poca volontà collaborativa delle forze presenti in Parlamento. Qualcuno in questo Paese ha mai sentito parlare di divisione dei poteri e di controllo incrociato? Il governo dovrebbe attuare la funzione esecutiva, e ce n’è già d’avanzo. Il Parlamento dovrebbe legiferare, non eseguire la volontà del governo.

Di conseguenza, se Renzi vuole che il mio NO sia un NO anche contro la sua persona, allora lo accontenterò e mi auguro che, per una volta, mantenga la parola data e, in caso di sconfitta, rassegni immediatamente le dimissioni e si ritiri dalla politica (sono parole sue, non mie). Cercherò di farmene una ragione…

Quarto. C’è che dice che la compagine del NO sia un’accozzaglia. Bene, faccio parte di un’accozzaglia dove, insieme a qualche residuato della Prima Repubblica, a qualche fascistello d’accatto e ai partiti d’opposizione parlamentare ed extra parlamentare, c’è anche la parte migliore del Paese: i partigiani dell’ANPI, l’ARCI, la maggioranza dei lavoratori. D’altra parte è ovvio; un referendum prevede due sole opzioni – SI o NO – e non ci sono sfumature intermedie. Se ci fossero, non sarei sicuramente insieme a Casa Pound (ma nemmeno a D’Alema, se è per questo). Non che il SI sia messo meglio: Verdini, Alfano, Marchionne, le banche, Confindustria, la Mussolini. La Mussolini? Ma come? Non era l’ANPI quella che stava con i fascisti? E allora perché colei che ha più volte dichiarato di essere la nipote di un grande statista non si è schierata insieme a coloro che il grande statista – avendolo conosciuto davvero – lo hanno combattuto?

Quinto. E qui parla la logica spicciola. Di riforma in riforma, questo Paese va sempre peggio. Allora un dubbio sorge spontaneo: non è per caso che queste riforme siano tutte sbagliate e che, ogni volta che si è tentato di toccare la Costituzione, si è andati a rovinare una costruzione coerente e completa? Non sarebbe meglio, una buona volta, provare ad applicare la Costituzione così com’è, senza cercare di tirarla per la giacchetta da una parte o dall’altra per adattarla o modificarla ai propri interessi, e stare a guardare cosa succede? Così, tanto per dire…

Sesto. Sono anni che sento parlare di crisi dei partiti, di necessità di riforma dei partiti, che i partiti sono un modello superato, ecc. Premetto che non sono del tutto d’accordo con questa analisi, ma ammettiamo per un attimo che sia vera. Allora, se i partiti sono così in crisi, se non sono più rappresentativi di nulla, perché vogliamo premiarli regalando loro in toto la Camera, con l’attuale legge elettorale, e il Senato dove i senatori di nomina regionale (ma come verranno scelti? La ventilata legge che prevede la votazione da parte dei cittadini nel corso delle elezioni regionali non esiste ancora) non andranno a rappresentare i loro territori, ma le loro aree di appartenenza politica? Chi sarà incaricato di scegliere i candidati se non i partiti?

Basta, mi fermo qui. Potrei anche entrare nel merito dei singoli punti, ma credo che queste poche considerazioni possano bastare. Per me, come ho già detto, era sufficiente da sola la prima.

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