Il problema dell’1 per cento

di Joseph E. Stiglitz

Perchè l’1 per cento degli americani più ricchi, tra cui gli eredi Walmart che possiedono loro sei da soli una ricchezza pari a quella del 30% più povero, non sanno essere un po’ più… egoisti? Mentre le crescenti distanze finanziarie storpiano l’economia americana, anche l’ élite pagherà un caro prezzo.

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Joseph E. Stiglitz

Partiamo dalla premessa di base: la disuguaglianza in America è andata ampliandosi per decenni. Siamo tutti consapevoli di questo fatto. Sì, ci sono alcuni di destra che negano questa realtà, ma gli analisti seri di tutto lo spettro politico la danno per scontata. Non voglio rivedere qui tutte le prove , se non per dire che il divario tra l’1% ed il 99% è vasto se lo si considera in termini di reddito annuo, e ancora di più se lo si considera in termini di ricchezza, cioè, in termini di capitale accumulato e di altri beni. Si consideri la famiglia Walton: i sei eredi dell’impero Walmart possiedono un patrimonio complessivo di circa $ 90 miliardi, che equivale alla ricchezza di tutta la parte inferiore del 30% della società statunitense. (Molti dei quali hanno un patrimonio netto nullo o negativo, soprattutto dopo la debacle immobiliare.) Warren Buffett ha posto la questione correttamente quando ha detto: “C’è stata lotta di classe negli ultimi 20 anni e la mia classe ha vinto.”

Quindi, no: c’è poca discussione sul fatto fondamentale che la disuguaglianza sia aumentata. La discussione si è concentrata sul significato di questo. A destra, a volte si sostiene che la disuguaglianza sia fondamentalmente una buona cosa: mentre se ne avvantaggiano i ricchi, così tutti gli altri. Questo argomento è falso: mentre i ricchi sono diventati più ricchi, la maggior parte degli americani (e non solo quelli più poveri) non sono riusciti a mantenere il loro tenore di vita, figuriamoci a tenere il passo. Il tipico lavoratore a tempo pieno di sesso maschile riceve oggi lo stesso reddito che prendeva un terzo di secolo fa.

Da sinistra, intanto, l’allargamento della disuguaglianza suscita spesso un appello per semplice giustizia : perché così pochi hanno così tanto mentre tanti hanno così poco? Non è difficile capire perché, in un epoca dominata dal mercato anche la giustizia è di per sé una merce da comprare e vendere, qualcuno potrebbe respingere tale argomentazione perché basata solo su sentimenti moralistici.

Mettiamo da parte il sentimentalismo [buonismo] . Ci sono buone ragioni per cui i plutocrati dovrebbero preoccuparsi della disuguaglianza in ogni caso, anche pensando unicamente a se stessi. I ricchi non esistono in un vuoto. Hanno bisogno di una società funzionante intorno a loro per sostenere la propria posizione. Le società molto disuguali non funzionano in modo efficiente e le loro economie non sono né stabili, né sostenibili. La storia e tutto il mondo moderno sono pieni di prove inequivocabili: si arriva a un punto in cui la disuguaglianza porta l’economia dell’intera società in una spirale di disfunzioni, e quando lo fa, anche i ricchi pagano un caro prezzo.

Lasciatemi affrontare alcuni motivi di questo.

Il Problema del Consumo

Quando un [ristretto] gruppo d’ interesse acquisisce troppo potere, riesce ad ottenere politiche che privilegiano i vantaggi particolari e a breve termine, a scapito della società nel suo insieme e del lungo termine. Questo è quanto è successo in America rispetto alla politica fiscale, alla politica di regolamentazione, ed agli investimenti pubblici. Le conseguenze di avere incanalato tutta la crescita in termini di reddito e di ricchezza in un’unica direzione è facile da vedere quando si guarda alla spesa delle famiglie normali, che è uno dei motori dell’economia americana.

Non è un caso che quei periodi in cui più ampie sezioni trasversali di americani hanno avuto redditi disponibili più elevati – quando le disparità dei redditi sono state ridotte, in parte grazie ad una tassazione progressiva – sono stati quei periodi in cui l’economia americana è cresciuta più velocemente. E non è un caso che l’attuale recessione, come la Grande Depressione, è stata preceduta da forti aumenti della disuguaglianza. Quando troppo denaro si concentra nella parte superiore della società, la spesa dell’americano medio finisce necessariamente per ridursi, o almeno in assenza di qualche sostegno artificiale. Spostare i soldi dal basso verso l’alto riduce il consumo perché chi ha un reddito più alto consuma di meno in proporzione al proprio reddito di chi ha un reddito minore.

Nella nostra percezione, non sembra che sia così, perché la spesa dei ricchi è così cospicua. Basta guardare le fotografie a colori di case in vendita nelle ultime pagine [dell’edizione] del weekend del Wall Street Journal. Ma il fenomeno risulta comprensibile quando si esegue il calcolo. Si consideri uno come Mitt Romney, il cui reddito nel 2010 è stato 21,7 milioni dollari. Anche se Romney avesse scelto di indulgere in uno stile di vita molto più sontuoso e dispendioso, sarebbe riuscito a spendere solo una frazione di quella somma in un anno tipico per mantenere se stesso e sua moglie nelle loro svariate magioni. Ma prendete la stessa quantità di denaro e distribuitela tra 500 persone, diciamo, sotto forma di posti di lavoro con salari da 43.400 $ a testa – e vi accorgerete che quasi tutto il denaro viene speso.

Il rapporto è diretto e ferreo: quanto più denaro si concentra nella parte superiore, tanto più la domanda aggregata si riduce. Se non succede qualcos’altro a titolo di intervento, la domanda totale nell’economia sarà inferiore all’offerta che l’economia sarà in grado di fornire, allora la disoccupazione crescerà, e questo frenerà la domanda ulteriormente. Nel 1990 quel “qualcos’altro” è stata la bolla tecnologica. Nel primo decennio del 21 ° secolo, è stata la bolla immobiliare. Oggi, nel mezzo della profonda recessione, l’unica risorsa sarebbe la spesa del governo, ma è esattamente ciò che quelli al vertice stanno sperando di frenare.

Il Problema della “accumulazione di rendite”

Qui devo ricorrere a un po’ di gergo da economista. La parola “rent” [rendita] è stata, in origine ed ancora, utilizzata per descrivere quello che uno riceve in cambio dell’uso di un pezzo di terra: è il rendimento ottenuto in virtù della proprietà, e non per qualcosa che realmente si fa o produce. Questo è in contrasto, per esempio, con i “salari”che connotano il risarcimento per il lavoro che i lavoratori forniscono. Il termine “rendita” fu successivamente esteso per includere i profitti di un monopolio – quel reddito che uno riceve semplicemente grazie al controllo di un monopolio. Nel tempo, il significato è stato ampliato ulteriormente per includere i rendimenti di altri tipi di diritti legati alla proprietà. Se il governo concede ad una società il diritto esclusivo di importare una quantità di un certo bene, per esempio lo zucchero, poi il rendimento extra [dovuto a questo diritto] viene chiamato “rendita di quota”. L’acquisizione di diritti di estrazione mineraria produce una forma di rendita. Così come il trattamento fiscale preferenziale per interessi particolari. In senso lato, “l’accumulazione di rendita” definisce molti dei modi attraverso cui il nostro attuale processo politico aiuta i ricchi a scapito di tutti gli altri, e comprende trasferimenti e sussidi da parte del governo, leggi che rendono il mercato meno competitivo, leggi che permettono ai CEO [amministratori delegati] di prendersi una quota sproporzionata del reddito di impresa (anche se Dodd-Frank ha migliorato le cose richiedendo un voto non vincolante dei soci in materia di compensazione almeno una volta ogni tre anni) e leggi che permettono alle aziende di fare profitti degradando l’ambiente.

La misura della “accumulazione di rendite” nella nostra economia, pur difficilmente quantificabile, è chiaramente enorme. Gli individui e le aziende che eccellono nell’accaparrarsi rendite sono ampiamente remunerati. Il settore finanziario, che oggi per lo più funziona come un mercato di speculazione, piuttosto che come uno strumento per promuovere la vera produttività economica, è il settore della rendita per eccellenza . L’accumulazione di rendite va oltre la speculazione. Il settore finanziario ricava le sue rendite anche dal suo dominio dei mezzi di pagamento-le esorbitanti tariffe applicate sulle carte di credito e di debito e anche le meno note commissioni a carico dei negozianti e ribaltate alla fine sui consumatori. Il denaro che risucchia, da poveri e classe media americani, attraverso pratiche di prestito predatorio, può essere pensato come una rendita [del settore finanziario] . Negli ultimi anni, il settore finanziario ha rappresentato circa il 40 per cento di tutti i profitti societari. Questo non significa che il suo contributo alla società, sia stato positivo, o anche minimamente vicino ad esserlo. La crisi ha dimostrato come può essere devastante per l’economia. In un’economia avida di rendita come la nostra è diventata, i rendimenti privati ​​e i rendimenti sociali sono malamente fuori convergenza.

Nella loro forma più semplice, le rendite altro non sono che re-distribuzioni [di ricchezza] da una parte della società verso i titolari di rendite. Gran parte della disuguaglianza nella nostra economia è il risultato dell’accumulazione delle rendite, perché, in misura significativa, la rendita re-distribuisce denaro da quelli in basso verso quelli in alto.

Ma c’è una conseguenza economica più ampia: la gara per acquisire rendite sempre maggiori è nella migliore delle ipotesi una attività a somma zero. Accumulare rendite non fa crescere nulla . Gli sforzi sono diretti ad ottenere una porzione maggiore della torta, piuttosto che aumentare la dimensione della torta. Ma peggio ancora: la rendita distorce l’allocazione delle risorse e rende l’economia più debole. Si tratta di una forza centripeta: i frutti delle rendite diventano così sproporzionati che attirano sempre più energia, a scapito di tutto il resto. I paesi ricchi di risorse naturali sono tristemente famosi per le attività orientate alla rendita. In questi luoghi è molto più facile diventare ricchi ottenendo accesso alle risorse a condizioni favorevoli rispetto che producendo beni e servizi per la gente e aumentando la produttività. Ecco perché queste economie sono messi così male, a dispetto della loro ricchezza apparente. E’ facile schernire e dire: Noi non siamo la Nigeria, non siamo il Congo. Ma la dinamica della accumulazione delle rendite è la stessa.

Il Problema della Equità

Le persone non sono macchine. Devono essere motivate per lavorare sodo. Se si sentono trattate ingiustamente, può diventare difficile motivarle. Questo è uno dei principi centrali della moderna economia del lavoro, incapsulato nella cosiddetta teoria dei salari di efficienza , che sostiene che il modo con cui le aziende trattano i loro lavoratori, compresi quanto li pagano, influenza la produttività. E ‘stato, infatti, una teoria elaborata quasi un secolo fa dal grande economista Alfred Marshall, il quale ha osservato che “il lavoro ben pagato è generalmente efficiente e quindi non lavoro caro”. è davvero sbagliato pensare che questa tesi sia solo una teoria: è stata confermata da innumerevoli esperimenti economici.

Mentre la gente rimarrà sempre in disaccordo sul significato esatto di ciò che deve considerarsi “giusto”, c’è un senso crescente in America che l’attuale disparità di reddito ed il modo con cui viene assegnata la ricchezza, in generale, è profondamente ingiusto. Non c’è invidia per la ricchezza ottenuta da coloro che hanno trasformato la nostra economia, gli inventori del computer, i pionieri della biotecnologia. Ma, per la maggior parte, queste non sono le persone al vertice della nostra piramide economica. Piuttosto, in misura troppo grande, ci sono coloro che si sono distinti nella accumulazione di rendita in una forma o nell’altra. E, per la maggior parte degli americani, questo sembra ingiusto.

La gente si è sorpresa quando la società finanziaria MF Global, diretto da Jon Corzine, è crollata improvvisamente in bancarotta lo scorso anno, lasciando migliaia di vittime per via di comportamenti che potrebbero rivelarsi essere stati criminale; tuttavia, considerando la storia recente di Wall Street, non penso che la gente sia rimasta del tutto sorpresa di apprendere che diversi dirigenti di MF Global hanno ugualmente ricevuto i loro bonus. Quando gli amministratori delegati delle società sostengono che devono ridurre i salari o che devono licenziare per potere competere – mentre contemporaneamente aumentano le proprie remunerazioni – i lavoratori hanno ragione a considerare ingiusto quanto sta accadendo. Questo influisce sul loro impegno nel lavoro, sulla loro fedeltà alla società, e sulla loro disponibilità a investire nel suo futuro. In Unione Sovietica la diffusa percezione da parte dei lavoratori di essere maltrattati esattamente in questo modo – sfruttati dai manager che stavano in cima -ha svolto un ruolo importante nello svuotamento dell’economia sovietica, e nel suo collasso finale. Come raccontava una vecchia barzelletta sovietica : “Fanno finta di pagarci, e facciamo finta di lavorare”.

In una società in cui la disuguaglianza continua ad aumentare, l’ equità non si riguarda solo salari e redditi o solo ricchezza. Riguarda una percezione molto più generalizzata. Mi sembra di avere un interesse nella direzione in cui la società sta andando, oppure no? Partecipo ai benefici di un’azione collettiva, oppure no? Se la risposta è un sonoro “no”, allora dovremo affrontare un calo della motivazione le cui ripercussioni si faranno sentire economicamente e in tutti gli aspetti della vita civile.

Per gli americani, un aspetto fondamentale dell’equità è l’opportunità: tutti dovrebbero avere la stessa probabilità di vivere il sogno americano. La storia di Horatio Alger rimane l’ideale mitico, ma le statistiche dipingono un quadro molto diverso: le probabilità di salire in cima, o anche al centro, provenendo dal fondo della scala sociale, sono più basse in America che nei paesi della vecchia Europa o in qualsiasi altro paese industriale avanzato. Quelli più in alto, possono trarre conforto dal sapere che il loro rischio di mobilità in discesa è minore in America che altrove.

Ci sono molti costi legati a questa mancanza di opportunità. Un gran numero di americani non raggiungono il loro potenziale, stiamo sprecando il nostro bene più prezioso, il nostro talento. Mentre ci rendiamo lentamente conto di cosa sta succedendo, ci sarà una erosione del nostro senso di identità, nel quale l’America si vede come un paese equo. Questo avrà effetti economici diretti -ma anche indiretti, via via che si sfilacciano i legami che ci tengono insieme come nazione.

Il Problema della Sfiducia

One degli enigmi della moderna economia politica è capire perché una persona vada a votare. Pochissime elezioni in realtà hanno un risultato coincidente con il voto di un singolo individuo. C’è un costo associato al voto – nessuno stato sanziona esplicitamente il rimanere a casa – ma ci vuole tempo e fatica per raggiungere le urne e non c’è apparentemente quasi mai un vantaggio. La moderna teoria politica ed economica presuppone l’esistenza di agenti razionali, motivati da interesse personale. Su tale base, rimane un mistero perché qualcuno dovrebbe andare a votare.

La risposta è che ci hanno inculcato la nozione di “virtù civica”. E ‘nostra responsabilità andare a votare. Ma la virtù civica è fragile. Se prende piede la convinzione che i sistemi politici ed economici sono truccati, gli individui si sentono esonerati dai loro doveri civici. Quando quel contratto sociale, è abrogato, quando la fiducia tra un governo ed i suoi cittadini viene meno, presto arriveranno delusione, disimpegno, o peggio. Negli Stati Uniti oggi, e in molte altre democrazie di tutto il mondo, la sfiducia è in ascesa.

E ‘persino parte integrante del sistema. Il capo della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, lo ha reso perfettamente chiaro: “gli investitori sofisticati non devono, o almeno non dovrebbero, fare affidamento sulla fiducia”. Coloro che hanno acquistato i prodotti della sua banca sono adulti consenzienti che avrebbe dovuto saperlo. Avrebbero dovuto sapere che Goldman Sachs ha mezzi ed incentivi per progettare prodotti destinati a fallire; che ha mezzi ed incentivi per creare asimmetrie informative tra chi vende e chi compra; e che ha mezzi ed incentivi per trarre vantaggio da tali asimmetrie. Le vittime delle banche d’investimento sono, per lo più, investitori benestanti. Ma pratiche ingannevoli con le carte di credito e con il prestito predatorio hanno dato agli americani, in generale, la percezione che sia meglio non fidarsi delle banche.

Gli economisti spesso sottovalutano il ruolo della fiducia nel fare funzionare la nostra economia. Se ogni contratto dovesse essere rispettato soltanto se una parte porta l’altra in tribunale, la nostra economia sarebbe in stallo. Nel corso della storia, le economie che hanno prosperato sono quelle in cui una stretta di mano è un patto sufficiente . Senza fiducia, accordi commerciali basati sul presupposto che i dettagli complessi saranno elaborati in seguito non sono più fattibili. Senza fiducia, ogni partecipante si guarda intorno per vedere come e quando quelli con cui ha a che fare lo tradiranno.

Ampliare la disuguaglianza corrode la fiducia: nel suo impatto economico, pensalo come ad un solvente universale. Crea un mondo economico in cui anche i vincitori sono diffidenti. Ma i perdenti! In ogni transazione in ogni incontro con un boss o azienda o burocrate, vedono la mano di qualcuno pronta ad approfittare di loro.

In nessun luogo la fiducia così importante come nella politica e nella sfera pubblica. Dove bisogna agire insieme. E ‘più facile agire insieme, quando la maggior parte degli individui si trovano in simili situazioni, quando la maggior parte di noi sta , se non nella stessa barca, almeno in barche di dimensioni simili. Ma la crescente disuguaglianza rende chiaro che la nostra flotta ha un aspetto diverso – pochi su dei mega-yacht circondati da masse di persone in piroga, o aggrappati a relitti – il che aiuta a spiegare le nostre opinioni ampiamente divergenti su quello che il governo dovrebbe fare.

La crescente disuguaglianza di oggi si estende a quasi tutto, la protezione della polizia, la condizione delle strade e delle utenze locali, l’accesso all’assistenza sanitaria decente, l’accesso a buone scuole pubbliche. Mentre l’istruzione superiore diventa sempre più importante, non solo per gli individui, ma anche per il futuro dell’intera economia degli Stati Uniti, il vertice spinge , per tagli di bilancio e per aumenti delle rette nelle università da un lato, e per tagli ai prestiti garantiti agli studenti , dall’altro. E quando sostengono prestiti agli studenti è solo per trovare un’altra opportunità di rendita: prestiti per scuole scuole private senza standard di qualità e a scopo di lucro, prestiti agli studenti che non sono estinguibili neanche da un procedimento di fallimento; prestiti progettati come un modo in più per quelli in cima di sfruttare quelli che aspirano a risalire dal fondo.

La Soluzione: essere egoisti

Molti, se non la maggioranza, degli americani hanno una comprensione limitata della natura della disuguaglianza nella nostra società. Sanno che qualcosa è andato storto, ma sottovalutano i danni che la disuguaglianza fa ed allo stesso tempo sovrastimano i costi di agire. Queste valutazioni sbagliate, rinforzate dalla retorica ideologica, stanno avendo un effetto catastrofico sulla politica e la politica economica.

Non vi è alcun buon motivo per cui quelli dell’1%, con il loro buon livello di istruzione, le loro schiere di consulenti, ed il loro tanto decantato senso degli affari, dovrebbero essere così male informati. Quelli dell’1% in generazioni passate spesso lo sapevano bene. Sapevano che non poteva esserci una cima della piramide senza una solida base – che la loro stessa posizione era precaria se la società era infondata. Henry Ford, non ricordato come uno dei teneri della storia, aveva capito che la cosa migliore che poteva fare per sé e per la sua azienda era quello di pagare i suoi lavoratori un salario dignitoso, perché voleva che lavorassero sodo e che fossero in grado di comprare le sue auto. Franklin D. Roosevelt, un patrizio di razza, aveva capito che l’unico modo per salvare un’ America essenzialmente capitalista non era solo quello di diffondere la ricchezza, attraverso programmi fiscali e sociali, ma di mettere restrizioni sul capitalismo in sé, attraverso la regolamentazione. Roosevelt e l’economista John Maynard Keynes, mentre venivano insultati dai capitalisti, riuscirono a salvare il capitalismo dai capitalisti. Richard Nixon, noto a tutt’oggi come un cinico manipolatore, era arrivato a capire che la pace sociale e la stabilità economica potevano essere meglio garantiti da investimenti – e così ha investito, pesantemente, in Medicare, Head Start, previdenza sociale, e in sforzi per ripulire l’ambiente. Nixon aveva persino lanciato l’idea di un reddito annuo minimo garantito .

Quindi, il consiglio che darei oggi a quelli dell’ 1% è: indurite i vostri cuori. Quando venite invitati ad esaminare proposte volte a ridurre la disuguaglianza – aumentando le tasse e investendo in istruzione, lavori pubblici, in sanità e nella scienza – mettete da parte ogni latente nozione di altruismo e di riducete l’idea ad una di puro interesse personale. Non abbracciate la proposta perché aiuta altre persone. Fatelo semplicemente per voi stessi.

Vanity Fair, 31 maggio 2011


Fonte: http://www.vanityfair.com/news/2012/05/joseph-stiglitz-the-price-on-inequality

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