Il web torna al Medioevo. L’America dice addio alla neutralità della rete

Marina Catucci, Il Manifesto, 15 dicembre 2017

Smantellate le regole di Obama che garantivano l’accesso paritario, via libera dell’agenzia delle comunicazioni Usa alla riforma di Internet a due velocità. Solo il Congresso la può fermare

Con tre voti a favore e due contrari la Federal Communications Commission (Fcc) presieduta dal repubblicano Ajit Pai, ha cancellato le leggi volute da Obama nel 2015 per difendere la net neutrality, durante una seduta complessa, ad un certo punto interrotta per un allarme bomba.

La net neutrality è il principio per il quale tutto il traffico che passa su internet deve essere trattato nello stesso modo, che sia un tweet, un film in streaming su Amazon, il podcast di una radio o questo articolo on line.

Non solo: il principio della net neutrality afferma che un colosso come, ad esempio, At&t, compagnia telefonica e fornitore di rete, che vorrebbe acquistare Time Warner, e Comcast, e che già possiede Nbc Universal, non può dare la precedenza ai propri contenuti rispetto a quelli della concorrenza, in quanto il servizio di connessione ad internet che offre è, appunto, neutrale.

Questo principio tanto basico quanto importante è stato difeso da Obama e smantellato dall’amministrazione Trump.

Ciò che Obama aveva garantito nel 2015 era stato l’accesso paritario alla rete, vietando alle aziende che forniscono la connessione internet di dare un accesso privilegiato ai colossi disposti a pagare di più e rallentando i piccoli gruppi. Inoltre senza queste garanzie gli utenti si trovano ad avere piani di connettività limitati a un numero ristretto di servizi per ciascuna categoria, come accade in Portogallo dove la net neutrality non c’è, e dove per usare i servizi di chat si paga un certo abbonamento mensile, per usare i social media un altro abbonamento mensile, e così via, di pacchetto in pacchetto. E i più ricchi hanno «più internet».

Nei giorni scorsi in un tentativo di immettere un po’ di buon senso in questa decisione, personalità del calibro di Tim Berners-Lee, considerato «l’inventore di internet», ed il genio informatico Steve Wozniak, hanno firmato una lettera indirizzata al Congresso dove chiedevano di cancellare il voto in quanto, considerata la proposta di Ajit Pai, si evince che i membri di maggioranza della Fcc non hanno ben chiaro il modo in cui funziona Internet.

A condividere questa opinione su Pai e la Fcc c’è la Silicon Valley, che ha fatto la propria fortuna proprio con le startup, le piccole compagnie emergenti che per prime verranno fagocitate e distrutte dal nuovo sistema.

Come ha fatto notare la American Civil Liberties Union (Aclu), la Fcc non ha solo invertito un ordine dell’era di Obama, ma tutte le politiche che sono state messe in atto sin dall’era del modem.

Il voto sulla neutralità della rete è stato seguitissimo negli Usa. Su Twitter sono arrivati diversi messaggi di adolescenti che raccontavano di averlo seguito in classe con i loro insegnanti, probabilmente in qualche scuola progressista in uno Stato liberal, ma ciò non toglie l’indice di attenzione che questi tweet hanno mostrato.

Il punto, poi, è che questo non è un problema solo americano, ma riguarda anche il resto del mondo, perché segna un precedente importante al quale altri Paesi potrebbero accodarsi, e perché limiterà la produzione di contenuti provenienti dagli Usa. Per fare un esempio, quando Bush jr vietò la ricerca sulle staminali umane, questa decisione rallentò la ricerca, anche se altri Paesi la stavano portando avanti e condividevano i risultati con i loro colleghi americani.

Ora la questione net neutrality diventerà ancora più politica perché c’è la possibilità di ribaltare il voto, costringendo il Congresso a utilizzare i poteri del Congressional Review Act (Cra), che ha la possibilità con una maggioranza semplice, di annullare una decisione che va contro il bene e il volere dei cittadini.

Immediatamente dopo l’annuncio della decisione il procuratore generale dello Stato di New York, Eric Schneiderman, ha dichiarato che condurrà una causa multistatale per fermare l’abrogazione della net neutrality; hanno dichiarato azioni anche Netflix, Twitter, l’Electronic Frontier Foundation, gli Stati di Washington, Oregon, Illinois, New York, Delaware e California ed altri attori digitali continuano a seguire.

Con il senato che, dopo il voto positivo per i democratici in Alabama, ha la maggioranza per un solo voto, il partito repubblicano sempre più spaccato e consapevole di non essere propriamente nel cuore dei suoi elettori, e le elezioni di midterm che si avvicinano, potrebbe esserci una speranza di un ritorno alla lucidità.

A contribuire a questa battaglia ci sarà sicuramente la commissaria Mignon Clyburn la più appassionata nel difendere la net neutrality, e che a fine votazione ha dichiarato: «Io mi dissocio da questa decisione feroce, legalmente leggera, dannosa per i consumatori, che avvantaggia le corporation e distrugge la libertà».

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