Sciopero, tentazioni incostituzionali

Che occorra ripartire dalla Costituzione lo diciamo in molti e da molto tempo. E anche che occorre ripartire dal lavoro. Dobbiamo farlo in fretta, prima che questa classe politica illegittima ma avvinghiata al potere senza nemmeno avere il pudore di nasconderlo, distrugga tutte le conquiste di decenni di lotte dei lavoratori. Ogfi sotto attacco c’è il diritto di sciopero, domani?

Svegliamoci prima che sia troppo tardi. Questi ci stanno prendendo in giro pesantemente. Autoproclamandosi di sinistra hanno massacrato lo statuto dei lavoratori, istituzionalizzato il precariato a vita, fatto l’ignobile balletto dei voucher e adesso ci provano con il diritto di sciopero. Hanno fatto e stanno facendo cose che nemmeno il più reazionario dei governi avrebbe mai potuto pensare e le hanno fatte tutte assieme. E vorrebbero anche il mio voto?

Come spunto di riflessione voglio partire dall’articolo di Massimo Villone uscito sul Manifesto del 18 giugno

Sciopero, tentazioni incostituzionali

di Massimo Villone, Il Manifesto, 18 giugno 2017

Dopo i voucher ripristinati e lo scippo del referendum, siamo ora alla proposta di limitare il diritto di sciopero. Il governo Gentiloni sembrerebbe avere dismesso i toni bellicosamente antisindacali di Renzi. Ma nella sostanza ben poco è cambiato. Dobbiamo concludere che sindacati e lavoratori a palazzo Chigi sono ancora parenti poveri.

La prima domanda è: sarà una cosa seria? Abbiamo troppa stima dell’intelligenza politica del ministro Delrio per pensare che gli sia sfuggita per distrazione una riflessione personale, soprattutto considerando che sul governo già pesa il peccato originale dello scippo referendario a danno dei lavoratori e del sindacato. Un danno ormai fatto, e difficilmente recuperabile. Anche sollevare una questione di costituzionalità in via incidentale non darebbe un compiuto ristoro.

Non sfugge a nessuno la differenza – e il diverso impatto – tra un voto popolare sulla precarietà, e una pronuncia della Corte sulla legittimità costituzionale della legge sui voucher.

L’uscita di Delrio contro il diritto di sciopero è un ballon d’essai, o un progetto già in maturazione? Le parole di Renzi sullo sciopero del venerdì potrebbero suggerire tale ultima ipotesi. Le prossime mosse, magari avvicinandosi il voto, ce lo diranno. Ma certo preoccupa la possibilità di una campagna elettorale giocata sul mondo del lavoro e sulla pelle dei lavoratori, in cui il governo scenda in campo più di quanto abbia già fatto. E questo senza considerare che una legge sullo sciopero esiste già.

A quanto si legge, nel suo nucleo più significativo la proposta Delrio sembra assoggettare l’esercizio del diritto di sciopero a una decisione maggioritaria. Se così fosse, sarebbe comunque inaccettabile. Il diritto di sciopero è una fattispecie complessa, in cui coesistono il profilo individuale e quello collettivo. Uno sciopero dichiarato dal singolo lavoratore per sé stesso non è ipotizzabile. Ma è d’altra parte ovvio che il singolo lavoratore può non partecipare allo sciopero dichiarato dal sindacato, la cui decisione non lo vincola. Ed è proprio la commistione tra profili individuali e collettivi che rende il problema difficile da risolvere.

La questione di chi sia legittimato a dichiarare lo sciopero si affronta con una buona legge sulla rappresentanza sindacale. Legge che la Cgil richiede da tempo, e che la politica ha nascosto sotto il tappeto. Riconoscere la legittimazione a un sindacato rappresentativo ai sensi di legge sarebbe soluzione equilibrata, e conforme ai principi posti dalla giurisprudenza costituzionale in tema di compressione di diritti fondamentali (necessità, proporzionalità, ragionevolezza). Ma proprio il richiamo alla rappresentanza ci fa capire meglio perché la proposta Delrio è inaccettabile.

Una legge sulla rappresentanza non potrebbe mai infatti riconoscere come rappresentativo solo il sindacato maggioritario fra i lavoratori. L’articolo 39 della Costituzione – non importa qui che sia inattuato – chiaramente pone un principio di libertà e parità delle organizzazioni sindacali. Sembra giusto trarne che una legge sulla rappresentanza dovrebbe necessariamente riconoscere rappresentatività a tutte le organizzazioni sindacali in possesso di determinati requisiti, come ad esempio un numero minimo di iscritti. Accettando l’ipotesi Delrio, si potrebbe giungere alla paradossale conseguenza di un’organizzazione rappresentativa per legge, ma non legittimata, in quanto non maggioritaria, a dichiarare lo sciopero. Un esito irrazionale e costituzionalmente inaccettabile.

Tale conclusione si mostra parimenti – e forse ancor meglio – applicabile allo sciopero politico e di solidarietà, protetto dall’articolo 40 della Costituzione come quello economico. Lo dice un’antica giurisprudenza (sentenza della Corte costituzionale numero 290 del 1974) che qualcuno preferirebbe oggi dimenticare.

A quanto pare, a palazzo Chigi e dintorni si ragiona ancora sulla linea della riduzione forzosa dei conflitti, come ai bei tempi della riforma Renzi-Boschi e dell’Italicum. Ma come si spiega una totale mancanza si sensibilità sui temi del lavoro e dello sciopero? A voler proprio essere maliziosi, si potrebbe pensare che per averla bisogna aver fatto nella vita un lavoro vero.

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