Voto per chi mi rappresenta

Tanto per fare un po’ di chiarezza, io voto per chi mi rappresenta, o meglio, rappresenta le idee, gli ideali e il modello di società in cui credo. Non sono così ingenuo da pretendere che ci debba essere una totale identità di vedute, ma almeno su qualche punto si dovrebbe andare d’accordo.

In secondo luogo, non basta che un candidato dichiari certe cose, deve anche essere credibile quando le propone e deve illustrare come vuole realizzare determinati obiettivi.

Passo quindi a una disamina, limitandomi al contesto locale e agli schieramenti presenti al ballottaggio.

Privatizzazione AMIU e possibile privatizzazione AMT. Le dichiarazioni di Crivello all’inizio della campagna elettorale dimostrano come voglia risolvere in fretta la questione, consegnando AMIU a IREN, in totale continuità con l’operato della giunta precedente. Anzi, aveva dichiarato che chi voleva candidarsi con lui doveva appoggiare questa scelta senza se e senza ma. Per me il problema non è come privatizzare AMIU, ma come riportare IREN in mano pubblica, anche ai sensi dei risultati del referendum del 2011. Qui Bucci e Crivello pari sono.

Opere pubbliche. Nel corso degli anni la mia personale posizione si è trasformata da assi moderatamente favorevole ad assai moderatamente contrario. Non perché credo che Gronda e Terzo Valico non siano utili, ma perché sono cambiate le priorità e soprattutto le modalità con cui questi lavori vengono realizzati mi convincono sempre meno. Crivello, quando era presidente del Municipio 5 – Valpolcevera, quello più toccato dal passaggio dell’alta velocità ferroviaria e dalla nuova bretella autostradale, si poneva a capo dell’opposizione. Adesso, nel suo programma, parla di eliminazione dell’isolamento logistico di Genova. Anche ammesso che il programma non lo abbia scritto materialmente lui, è comunque auspicabile che ne condivida i punti fondamentali. Anche in questo caso Bucci e Crivello pari sono.

Lavoro e sviluppo. Naturalmente si parla di puntare sul turismo e sulla cultura, esattamente come quindici-venti anni fa si parlava di puntare su campi da golf e porticcioli turistici. Peccato, però, che basare la propria strategia economica su questi due punti non abbia senso se la città è priva delle infrastrutture necessarie a far crescere questi due comparti economici. Persino le isole greche, che vivono di pesca e turismo (di massa), sono riuscite a sopravvivere solo fino a quando hanno potuto godere di sgravi fiscali. Prima o poi mi riprometto di scrivere un post su questo tema, perché l’economia va supportata con i dati concreti.

Genova avrebbe bisogno di sviluppo nel settore dell’alta tecnologia. C’è bisogno di una guida in questa direzione e queste ragioni mi hanno spinto ad appoggiare al primo turno la candidatura a consigliere comunale di Gianmarco Veruggio. Fra i due candidati al ballottaggio, quello che mi dà maggiori garanzie in questo senso è Bucci, il quale è un operatore del settore (con tutti i distinguo del caso).

Immigrazione. Non è vero che gli immigrati in Italia siano troppi o che il loro sia un flusso insostenibile. È vero invece che la legge Bossi-Fini praticamente impedisce l’immigrazione regolare e costringe chi vuole venire nel nostro paese (quasi sempre si tratta di persone in transito) a farlo in modo clandestino. La Bossi-Fini (che accoppiata!) prevede che l’emigrante si rivolga presso apposite strutture nel suo paese d’origine, delle sorte di ufficio collocamento per l’Italia in terra straniera. Una volta ottenuto un contratto di lavoro può venire liberamente nel nostro paese. Peccato che queste strutture non vengano attivate dal 2010, quando al governo c’era ancora Berlusconi. Ma dal 2011 al 2013 al governo c’è stato Mario Monti (sostenuto dal PD) e dal 2013 a oggi tutti i governi sono stati a conduzione PD. Questo partito avrebbe potuto modificare la legge, se solo avesse voluto. Il tempo per occuparsi di auto l’esecutivo guidato da Renzi lo ha trovato, perché allora non ha affrontato un tema come quello dell’immigrazione? Allo stesso modo, il governo Gentiloni ha partorito il decreto Minniti-Orlando, secondo me assai peggiorativo della situazione vigente. Orlando dovrebbe rappresentare l’anima di sinistra del PD, quindi figuriamoci l’altra.

In ogni caso in questa materia i poteri del sindaco sarebbero assai limitati, per cui nessuno dei due candidati avrebbe la reale possibilità di incidere, in un senso o nell’altro.

CoalizioniSulla coalizione di destra non ho dubbi. Non mi rappresenta e non mi potrà mai rappresentare. Al limite potrò esprimere un giudizio “tecnico”, valutando di volta in volta le loro scelte e le loro politiche. Anche per loro non sono un possibile interlocutore, visto che, da segretario provinciale del PCI, rappresento una parte politica assai distante.

Sulla coalizione che appoggia la candidatura di Crivello ho invece parecchio da dire. Mi chiedono il loro voto, ma in cambio non fanno alcuna concessione politica (concessioni personali le rifiuterei). Nessuna proposta migliorativa per quanto riguarda i punti sopra citati, solo l’agitare dello spauracchio del governo alla Lega. Quello che penso della coalizione che appoggia Crivello è abbastanza noto, ma forse va ribadito per iscritto.

Il PD. Nel 2013, alle elezioni politiche era previsto che il mio partito entrasse in coalizione con il Partito Democratico. Quella era la linea di allora, giusta o sbagliata, ma non serve discuterla oggi perché ormai è storia. Alla fine ci fecero fuori e dovemmo ripiegare su Rivoluzione Civile, insieme a Ingroia. Mi fai fuori e poi vuoi che me ne dimentichi? Nel 2015 alle regionali, il PD ha cercato di cancellare dalla scena poltiica ligure tutta la sinistra, candidando Raffaella Paita cavalcando il mito dell’autosufficienza. Quello che all’epoca era il nostro maggior esponente in regione seguì questa strada, il resto del partito no. Vuoi cancellarmi e pensi che io me ne dimentichi? Nel 2017 si spacca Rete a Sinistra, quello che fino a oggi è stato il più riuscito esperimento di ricomposizione della sinistra. In parte, le ragioni di questo fallimento vanno ricercate nelle continue sirene che dal PD si sono rivolte ad alcuni degli esponenti del direttivo della Rete.

Movimento Democratico Progressista, o Articolo 1 o come diavolo si fanno chiamare oggi. Se mi fossi riconosciuto nelle posizioni di D’Alema lo avrei seguito nelle sue scelte. Così non è stato e così non è oggi. L’MDP ha fatto parte della lista “A Sinistra” insieme ai giovani di Rete a Sinistra, dell’ex direzione di SEL. Tutti insieme hanno preso il 3.03 per cento dei voti. Un po’ pochino. L’unica speranza che hanno è quella di vincere il ballottaggio per conquistare un seggio in Consiglio Comunale. Se lo meritano? Dal mio punto di vista no. Hanno rotto una coalizione che poteva essere autosufficiente dal punto di vista elettorale per costituirne un’altra che ha preso pochissimi voti. Come minimo ci sarebbe da dubitare della loro capacità di analisi politica. E se contesto la tua analisi politica, non crederai mica che ti voti?

La lista che porta il nome di Crivello è la classica lista di supporto, nella quale ci sono persone di provenienza, anche politica, disparata. Non ho mai votato per liste di questo tipo e credo fermamente che ci sia una sopravvalutazione delle capacità politiche della società civile. Ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma qui francamente non le vedo. Il problema di questa lista – e l’esperienza della lista Doria dovrebbe averlo insegnato – è che, non avendo una struttura di supporto, per quanto piccola, devono fare tutto il lavoro da soli e sono costretti ogni volta a iniziare il processo decisionale da zero. La presenza di questa lista, dunque, non è rilevante per quanto riguarda il mio processo decisionale.

La grande notizia è poi quella del supporto di Arcangelo Merella (in cambio di un assessorato) a Crivello in occasione del ballottaggio. La strategia di Merella era chiara fin dall’inizio: campagna elettorale lunga, anzi lunghissima, raccattare tutti i voti possibili (loro pensavano il 3%, la realtà li ha confinati all’1.85%) e poi fare accordi per avere un posto in giunta. Mi sa tanto che se hanno fatto l’accordo con Crivello è perché Bucci gli ha detto di no, altrimenti non avrebbero annunciato una settimana prima le loro intenzioni.

Ultima considerazione, forse quella più decisiva. Si può fare politica anche nelle piazze e se il PD si trova all’opposizione nelle piazze siamo di più, visto che sindacato, associazionismo vario, cooperative, ecc. se il PD si trova al comando anestetizzano tutto.

Di fronte a due fotocopie, con visioni identiche di una realtà sociale ed economica improntate al neoliberismo, se potessi andrei al mare. Non potrò farlo perché sarò scrutatore ai seggi e allora l’unica opzione possibile mi pare quella di annullare la scheda.

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