Il male minore o il meno peggio

Le elezioni francesi si sono concluse e ha vinto Macron, come ormai sappiamo, con largo scarto.

Ma, a ben guardare, non si tratta di una vittoria luminosa come ci viene descritta, di un trionfo della democrazia, perché circo l’8,8% dei francesi ha preferito mettere nell’urna una scheda bianca o nulla (e si tratta di un dato sorprendente), mentre un altro circa 25% ha deciso di non presentarsi proprio ai seggi. Un terzo dei francesi, quindi, non ha espresso il proprio voto e questo è un dato politico estremamente rilevante.

Tralascio di esaminare il fatto che, fra breve ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare, elezioni in cui potrebbe succedere ancora di tutto, per concentrarmi su un unico punto: la maggioranza dei francesi ha optato per una soluzione ben nota a noi italiani di una certa età: turatevi il naso e votate… nel nostro caso la DC, nel loro Macron. Ricordare l’invito di Montanelli, celebre ai tempi della nostra cosiddetta Prima Repubblica, mi ha fatto venire in mente quello che scriveva Gramsci nei suoi Quaderni, nella nota che ha ispirato il titolo di questo post. Eccola:

Quaderno 16 (XXII)
§ (25)

Il male minore o il meno peggio (da appaiare con l’altra formula scriteriata del «tanto peggio tanto meglio»). Si potrebbe trattare in forma di apologo (ricordare il detto popolare che «peggio non è mai morto»). Il concetto di «male minore» o di «meno peggio» è uno dei più relativi. Un male è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all’infinito. La formula del male minore, del meno peggio, non è altro dunque che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l’effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla «fatalità», o rafforzarla se già esiste). Poiché è giusto il principio metodico che i paesi più avanzati (nel movimento progressivo o regressivo) sono l’immagine anticipata degli altri paesi dove lo stesso svolgimento è agli inizi, la comparazione è corretta in questo campo, per ciò che può servire (servirà però sempre dal punto di vista educativo).

Come al solito Gramsci ci aveva azzeccato e detta una linea di cui dovremmo far tesoro ancora oggi, a ottant’anni dalla sua morte. Coerenza, barra dritta, saldezza di principi sono le categorie politiche a cui ci si deve ispirare e attenere rigorosamente. Non bisogna avere fretta di rincorrere le posizioni di governo, ma consolidare il proprio schieramento. Se questi principi sono veri, ha fatto bene Mélenchon a non sacrificare la propria posizione per inseguire una qualche forma di accordo – necessariamente al ribasso – con quello che è e resterà un avversario politico. Un pugno di voti in cambio di qualche concessione non avrebbe cambiato la sostanza delle cose, ma avrebbe indebolito la posizione della sinistra di fronte al presumibile assalto neoliberista che verrà portato da Macron contro lo Stato sociale transalpino.

Staremo a vedere quale sarà la risposta sociale dei francesi al programma presentato dal neo-presidente. Le premesse sono quelle di una massiccia campagna di scioperi e di mobilitazione dei lavoratori.

Per noi italiani si tratta comunque di una lezione da imparare. Soprattutto, quello che dovremmo cercare di imitare è la pazienza che in questi anni ha dimostrato Mélenchon nel non voler  inseguire il potere a ogni costo. Una lezione difficile, visto quello che sta succedendo in questi tempi di elezioni amministrative dove, fra cambi di casacca, salti della quaglia, aggregazioni dell’ultimo minuto, la maggior parte dei consiglieri uscenti sta cercando di farsi largo dove ritiene di avere più possibilità, minando in questo modo la già scarsissima credibilità delle nostre istituzioni.

E nel frattempo Renzi inizia a sentirsi un po’ come Macron… come dimostra la ridicola vignetta fatta circolare ieri e ridicolizzata sui social. Turandomi naso, mani e occhi, la posto qui sotto a imperitura memoria.

Renzi Macron

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