Se fossi francese…

Se fossi francese avrei delle grosse difficoltà a scegliere che cosa fare il 7 maggio, data prevista per il ballottaggio che porterà Macron o Le Pen all’Eliseo.

Votare il meno peggio o non votare affatto, questo il dilemma. Votare Macron per arginare Marine Le Pen, oppure astenermi visto che non potrei riconoscermi in nessuno dei due? Optare per la scelta più comoda, il meno peggio, o tenere duro su un percorso di coerenza e sapere di dover lavorare altri cinque anni per tentare nuovamente una proposta di reale alternativa al sistema politico vigente? Nel secondo caso, si dovrebbe tornare nelle piazze e optare per diverse forme di confronto politico, cosa che, per altro, i francesi sanno fare molto meglio di noi italiani.

Sono andato a documentarmi e ho trovato un paio di articoli molto interessanti. Il primo che ho letto è stato quello di Enea Boria e Thomas Fazi, Contro il falso antifascismo delle élite (EuNews, 27 aprile 2017), da cui sono approdato all’intervista rilasciata da Emiliano Brancaccio all’Espresso, «Perché io, di sinistra, non voterei Macron per fermare la Le Pen» (Giacomo Russo Spena, 25 aprile 2017). In sostanza, vi si dice che l’ascesa di Marine Le Pen è il sintomo di un male più profondo – tu chiamalo se vuoi… capitalismo – del quale Macron, e quelli che la pensano come lui sono i principali artefici. Per gli autori di questi articoli non ha senso, in estrema sintesi, votare la malattia per contenerne i sintomi. Il candidato della cosiddetta “destra moderna ed europea” è fautore di un liberismo ancora più radicale di quello propugnato dai suoi predecessori, i quali avrebbero fallito nel mandato conferito loro dal grande capitale internazionale.

Ma soprattutto, a orientare la mia decisione, è stato un articolo pubblicato dall’Unità, Il grande regalo che Mélenchon ha già fatto a Marine (Mario Lavia, 27 aprile 2017). Qui si lamenta il fatto che il candidato della sinistra radicale non abbia aderito all’appello a favore di Macron e abbia lasciato libertà di voto ai propri elettori. Bene, gli argomenti addotti dal quotidiano del partito di Renzi non mi sono sembrati decisivi. Definire liberale Macron e reazionaria la Le Pen probabilmente ci sta, anche se dal mio punto di vista sono reazionari entrambi. Non trovo però condivisibile il timore che una parte dell’elettorato di Mélenchon – definito antisistema – si trasferisca armi e bagagli a sostenere Marine Le Pen. L’elettorato di sinistra è storicamente in grado di fare scelte autonome, di ragionare con la sua testa, Se poi per essere nel sistema è necessario ingoiare qualsiasi tipo di rospo, allora mi dispiace, cara Unità, ma io non ci sto, ma ti ringrazio lo stesso: hai contribuito a sciogliere il nodo che mi attanagliava e che ho espresso all’inizio di questo post.

Quindi… se fossi francese, molto probabilmente il 7 maggio andrei al mare, sperando in una bella giornata di sole. Questo mi qualifica come trotzkista-anarchico? Pace, me ne farò una ragione, perché so che ci sono forti analogie fra quello che succede in Francia e quello che succederà da qui a poco in Italia, a partire dalla prossima tornata di elezioni amministrative. La sinistra, quella vera, tornerà. E sarà prima di quanto possiate immaginare.

PS: Mentre cercavo una fotografia di Mélenchon per illustrare questo post, mi sono imbattuto in un articolo del quale non riesco a condividere nemmeno la punteggiatura (Mélenchon appoggi la Le Pen: questo sarebbe rivoluzionario, di Marco Fascina, Vvox, 27 aprile 2017), perché ci sono dei limiti persino a voler essere provocatori e alternativi.

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