Una festa doverosamente divisiva

Buon-25-Aprile-13-560x420Non ricordo se fosse Corrado Guzzanti o Maurizio Crozza che, nel fare l’imitazione di Veltroni, diceva: “Il PD è un partito di sinistra, ma anche di destra”. Poco male, anche se non ne ricordo l’autore, quella battuta è stata sorpassata dai fatti.

Apprendiamo infatti, dalle dichiarazioni dei loro massimi vertici, che gli esponenti del PD romano non parteciperanno alla manifestazione celebrativa del 25 aprile. La ragione ufficiale è che quella della Liberazione è una festa divisiva, ma la vera motivazione è che vogliano prendere le distanze da un’organizzazione, l’ANPI, che si è massicciamente impegnata nella campagna per il NO al referendum costituzionale della fine dello scorso anno.

Dicevo sopra che la battuta è superata perché il PD non è più un partito “ma anche di destra”. È di destra e basta. Non aderire alla manifestazione che ricorda la riscossa italiana contro il nazifascismo significa sostenere le stesse posizioni di Berlusconi, di Fini e di altri con qualche anno di ritardo, di quelli che dicono che “sì, in fin dei conti, anche gli altri erano dei bravi ragazzi”. La lunga marcia di avvicinamento del PD al centro destra sta quindi per terminare, o dobbiamo aspettarci ancora qualche colpo di coda?

Non basta autoproclamarsi “di sinistra”, ogni tanto bisogna anche fare qualcosa di sinistra, a partire dal prendere una posizione decisa e inequivocabile contro il fascismo in ogni sua forma. È la base di partenza.

Dire che il 25 aprile è una festa divisiva è scoprire l’acqua calda. Fra il 1943 e il 1945 centinaia di migliaia di giovani scelsero di stare da una parte ben precisa. Incidentalmente, scelsero di stare dalla parte più scomoda, ma lo fecero perché animati da senso di giustizia. E martedì prossimo è questa parte che andiamo a onorare; saluteremo i pochi rimasti vivi e ricorderemo i tanti che sono morti. Loro, non gli altri. Secondo la teoria delle “tre guerre” di Claudio Pavoni, la Resistenza fu anche una guerra civile. Cosa c’è di più dvisivo di una guerra civile? Nulla.

Partigiano vuol dire “di parte”, o ci siamo scordati il “Vivo, sono partigiano” di Antonio Gramsci (Odio gli indifferenti)? Quei giovani si trovarono nella certo non comoda situazione di fare una scelta e si era in tempo di guerra (quando, cioè, per definizione, ci si spara e ci si ammazza). Si trovarono nella non invidiabile situazione di dover fare una scelta rischiosa e la fecero, costasse quel che costasse.

Si dice che la Resistenza abbia rappresentato uno spartiacque: o stai da una parte o stai dall’altra (vi ricordate la barricata di Lenin? “Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata”…). E se non è divisivo uno spartiacque…

Io so in quale parte di una ipotetica lavagna di “Buoni e Cattivi” inserire coloro che non parteciperanno alle celebrazioni per l’Anniversario della Liberazione. Sono divisivo e me ne vanto.

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