Persino l’Economist si schiera per il NO

the-economistDopo una serie di interventi da parte di organismi politici ed esponenti del mondo degli affari stranieri (compreso, nuovamente, Sergio Marchionne che, va ricordato, ha la doppia cittadinanza svizzera e canadese ed è a capo di un’azienda che ha sede operativa negli Stati Uniti, sede legale in Olanda ed è quotata alla Borsa di Londra), del tutto inaspettato giunge il sostegno dell’Economist alle ragioni del NO (Why Italy should vote no in its referedndum ).

In sostanza, il prestigioso settimanale economico inglese sostiene che l’Italia avrebbe bisogno di corpose riforme (ovviamente nel senso liberista propugnato dalla testata) ma non di quelle previste dalla riforma del Senato che verrà sottoposta al giudizio del popolo sovrano il 4 dicembre. Anche in tema di legge elettorale, il parere dell’Economist è contrario alla modifica proposta dal governo di Matteo Renzi, che viene giudicata molto rischiosa perché sbilancia il potere a favore di un uomo solo al comando e lo fa nel paese che ha già prodotto Mussolini e Berlusconi,

Certo, il giudizio dell’Economist o, meglio, dei giornalisti che ne compongono la redazione non è stato unanime, ma la maggioranza si è decisamente pronunciata a favore del NO. E a noi non resta che domandarci, a questo punto, come di dice accozzaglia in inglese.

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