La campagna referendaria è al palo

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Con l’avvicinarsi della data del referendum iniziano i dibattiti televisivi sul tema della riforma costituzionale. Non c’è che dire, andiamo di male in peggio. Una riforma costituzionale discussa da un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale e approvata a colpi di fiducia, viene spiegata ai cittadini con i tempi dei dibattiti televisivi, per loro natura superficiali e nemici di qualsiasi volontà di approfondimento. E, purtroppo, a questo gioco non ci si può sottrarre, visto che i giornali non li legge più nessuno e e che, anche se venissero letti, sono quasi tutti schierati da una parte.

Nel suo blog Piovono Rane Alessandro Gilioli, con la consueta arguzia, ha commentato il dibattito di venerdì 30 settembre fra Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky (Stiam diventando tutti più scemi?). E sono molto interessanti alcune delle sue osservazioni, come quella relativa all’utilizzo della parola “capo”, che per la prima volta viene inserita nelle norme fondanti di una democrazia (come ha fatto notare Zagrebelsky).

Il punto è proprio qui: nella parola democrazia. Nel Dizionario di Politica, Norberto Bobbio sosteneva che il termine “democrazia”, da solo, non significa nulla. Per acquisire significato deve essere affiancato da un aggettivo che lo qualifichi: democrazia liberale, democrazia diretta ma, anche, democrazia tirannica. Si può giungere perfino, con metodi democratici, a eleggere un dittatore sanguinario (Mussolini e Hitler la prima volta passarono per le urne e presero il potere senza avere la maggioranza assoluta).

Poco fa, mentre stavo scrivendo queste mie note, ho sentito una dichiarazione di Piero Fassino alla televisione. L’ex sindaco di Torino sosteneva che in settant’anni l’Italia è cambiata e che quindi si può rimettere in discussione il fatto di avere due Camere con le stesse funzioni. L’argomento è importante e se ne potrebbe discutere, ovviamente con le dovute forme e le dovute regole (certo non con questo Parlamento di nominati). Si potrebbe anche discutere di un sistema monocamerale, così come di un Senato delle Regioni. Quello che dice Fassino è però fuorviante, perché l’esponente PD dimentica un piccolissimo particolare, ovvero che una delle principali questioni in gioco è quella della non elezione dei rappresentanti nella Camera Alta e di conseguenza è in gioco lo spirito stesso della democrazia in Italia.

La questione è intricata e il tentativo della comunicazione a favore del SI è quello di spingere sulle potenzialità di semplificazione della riforma. Lo schema è semplice: semplifico questo, semplifico quello e alla fine di questo processo di semplificazioni risolvo un problema complesso. Bello, affascinante, ma non può funzionare e non funzionerà. Ma naturalmente a pagarne le spese saranno sempre i soliti.

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