Robe dell’altra parte del mondo

kaitangata

I dintorni di Kaitangata

In Italia ci dibattiamo con il problema della disoccupazione? Per risolverlo basta affrontare un viaggio – a dire il vero un po’ lungo – e trasferirsi esattamente dall’altra parte del mondo, nel Sud della Nuova Zelanda.

Là (lo apprendo da un articolo di Repubblica, Nuova Zelanda, nel villaggio che offre 150mila euro per attrarre lavoratori) hanno il problema opposto. A Kaitangata, paesino della regione Otago (quella più fredda perché più meridionale) hanno un disperato bisogno di braccia nella filiera lattiero-casearia e quindi offrono un bonus di 150mila euro per ogni nucleo familiare che accetti di trasferirvisi. I posti disponibili non sono nemmeno pochi: si parla di una richiesta di 1.000 lavoratori.

Certo si tratta di un passo da valutare attentamente. Oltre alla distanza di 18.000 chilometri dall’Italia, in Nuova Zelanda le case sono molto care (ed ecco spiegata l’entità del contributo), ma la filiera lattiero-casearia, così come quella della produzione della lana non sembra possa andare in crisi in tempi brevi, dato che in quel paese vivono 70 milioni di pecore a fronte di 3 milioni di esseri umani, è come se ognuno avesse una dotazione personale di 20,3 pecore da mungere e tosare. Poi, in Nuova Zelanda si segue il rugby e non il calcio, si guida dalla parte sbagliata, si parla inglese…

Dimenticavo, la disoccupazione a Kaitangata è 2. Ma non per cento, 2 in valore assoluto, quegli sfaticati di John e James…

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