Addio Mario, con te se ne va un pezzo della nostra cultura

Ai più il nome di Mario Biglino non dirà nulla. Eppure, a modo suo, è stato un personaggio importante per Genova, tanto che oggi Il Secolo XIX gli ha dedicato un breve articolo commemorativo, visto che è morto il primo giugno. Molto belle anche le righe che gli ha dedicato ieri Mario Paternostro sul sito di Primo Canale, In morte di un grande Libraio.

Mario era un libraio, di quelli all’antica; quelli, cioè, che ti sanno consigliare, che sembra abbiano letto tutto o quasi tutto quello che hanno sugli scaffali. Ma soprattutto era uno di quei librai che amava il suo lavoro e lo si percepiva. Si ricordava di quello che ti vendeva e voleva sapere se quello che ti aveva raccomandato ti era piaciuto.

A lui è legato uno dei miei primi ricordi genovesi. Passeggiavo con mia sorella per via XX Settembre, poco dopo esserci trasferiti da Torino. Salivamo da Brignole fin verso de Ferrari, passeggiando sul lato sinistro della strada. Poco dopo il Ponte Monumentale un signore ci fermò e ci chiese se volevamo entrare a visitare il suo negozio. Confesso che rimasi un po’ sconcertato da questo approccio, ma, dopo un rapido consulto, decidemmo di provare e fu quella volta che, se non ricordo male, acquistai Via Paolo Fabbri 43 di Francesco Guccini. E quella fu la prima di una lunghissima serie di visite.

Da Liguria Libri e Dischi mi avvicinai agli autori della beat generation (Kerouac, Ginsberg), feci la scoperta di Bukovski e mi appassionai all’opera di Vittorio Tondelli, senza disdegnare la saggistica economica, storica e filosofica. In quel seminterrato devo avere sfogliato decine di migliaia di pagine, prima di decidere quelle da portarmi a casa.

Mario Biglino sapeva vendere i libri perché gli piacevano. Spesso capitava di entrare in orari un po’ balordi e lo si  trovava assorto nella lettura. Ed era anche un innovatore. Oggi è di moda invitare scrittori, musicisti, intellettuali a presentare le proprie opere in happening librari. Ma trent’anni fa questa pratica era consuetudine soltanto da Liguria Libri e Dischi.

Ogni anno, poi, a settembre, quando la Festa dell’Unità era ancora la Festa dell’Unità (e a dirla tutta, quando l’Unità era ancora il giornale “fondato da Antonio Gramsci” nel 1924) uno degli appuntamenti fissi era l’enorme tendone dei libri, ovviamente gestito da lui. Lì potevi trovare le rarità, opere di storia del pensiero marxista, i diari di Che Guevara, i Quaderni del Carcere, insieme a saggi più o meno recenti, ai dischi dei canti storici di protesta e a ogni altra cosa contribuisse alla formazione del pensiero militante. Oggi, la tradizionale settembrata che porta lo stesso nome i libri sembra esserseli dimenticati.

Ciao Mario e grazie per aver contribuito a colmare una parte della mia curiosità e per avermi fatto scoprire gli universi della fantasia. In fin dei conti fu proprio lui a consigliarmi la lettura di Storie di Cronopios e dei Fama e Ottaedro  di Julio Cortazar.

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