Trent’anni fa: Chernobyl

Il 26 aprile 1986 esplodeva il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Tutti i media oggi ne hanno parlato, con diversi accenti, per cui mi sembra inutile aggiungere la mia voce alle tante che hanno ripercorso i tragici eventi di quella notte e le ripercussioni che l’accaduto ha avuto su quasi tutta l’Europa.

Voglio però raccontare un aneddoto personale.

Per ragioni che non sto qui a descrivere, nella prima metà degli anni Novanta mi recavo spesso a Kiev. La capitale dell’Ucraina si trova a una distanza di poco più di 125 km dalla centrale nucleare, esattamente a Sud. Una distanza ridicola, per un disastro di quella portata.

Il clima, nel bassopiano sarmatico, può essere definito di tipo continentale: ovvero d’inverno fa un freddo cane, d’estate si crepa di caldo. Dato che mi trovavo a Kiev in agosto, per trovare un po’ di sollievo era abitudine andare con gli amici a fare il bagno nel Dnepr. Essendoci molto spazio, le prime costruzioni si trovano a notevole distanza dalle rive del fiume, per noi italiani di dimensioni difficilmente immaginabili, e nei pressi del corso d’acqua si stendono fitti boschi di betulle che isolano il corso d’acqua dalle case.

Per raggiungere la “spiaggia” dovevamo quindi inoltrarci fra gli alberi e, a un certo punto, mi imbattei in un fungo (una delle rare volte in vita mia che ne ho trovato uno). Era sottile, ma alto circa un metro, forse più, con proporzioni strane e, a dire il vero, un poco inquietanti. Incuriosito, mi rivolsi alla persona più vicina:

“Vieni a vedere, ho trovato un fungo strano. Sai mica che fungo è?”

“Ah, sì, lo conosco. Qui da noi lo chiamano chiodino”.

“Ma come chiodino. Il chiodino sarà al massimo dieci centimetri..:”.

“Ma, sai, qui vicino a noi c’è Chernobyl…” e girandosi verso il fiume fece un gesto a indicare la direzione della centrale.

Pregustando una cena succulenta, stavo comunque per raccogliere il “chiodino”, ma mi fermarono e mi spiegarono che, a causa delle radiazioni, era pericolosissimo non solo mangiare, ma anche avere un contatto con i funghi perché avevano subito una mutazione genetica che li aveva resi potenzialmente velenosissimi e che gli unici funghi mangiabili in sicurezza erano quelli in scatola di provenienza straniera.

Qualche giorno dopo, mi condussero a visitare il Museo Nazionale Ucraino “Chernobyl” e quello che vidi mi fece prendere diretta coscienza della tragedia e della pericolosità delle centrali nucleari. Nel museo ci sono solo riproduzioni e ricostruzioni “tecniche”, oltre a qualche evocazione simbolica come quella rappresentata nell’immagine sottostante, dove i cartelli indicano i nomi dei paesi letteralmente spazzati via dall’onda radioattiva. E sono veramente tanti, almeno una quarantina.

Chernobyl

Updated: 26 aprile 2016 — 23:00

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