I quesiti dei referendum sociali

Oggi ha inizio la campagna referendaria per i cosiddetti referendum sociali. Questa campagna era partita un po’ in sordina, anche per la contemporaneità della campagna contro le trivellazioni in mare aperto (lo ricordo, il 17 aprile, domenica prossima, tutti a votare!) e la maggiore attenzione mediatica sul referendum confermativo dell’abolizione del Senato e la contestuale abrogazione dell’Italicum.

Inizio la raccolta dei documenti con questo appello di Lipscuola.it (dove Lip sta per legge di iniziativa popolare) dove vengono esposti in maniera sintetica i quesiti e le problematiche politiche ad essi collegate.

L’importanza di tutti questi temi deve spingere al massimo impegno tutti coloro che hanno a cuore la democrazia in questo Paese. A sinistra dobbiamo impegnarci per lasciare da parte le nostre storiche divisioni e lavorare tutti insieme almeno fino al 9 luglio.

Sabato 9 e domenica 10 aprile in numerose piazze d’Italia si comincia a firmare!

Per una stagione di referendum sociali

Due anni di governo Renzi hanno minato alla radice il ruolo della scuola pubblica, privatizzato i beni comuni e i servizi pubblici, aggredito l’ambiente a partire dalle trivellazioni, stroncato l’avanzamento del riciclaggio dei rifiuti per favorire le lobbies degli inceneritori.

Vogliamo invertire questa tendenza, rilanciando conflitto e mobilitazione diffusi contro quelle scelte e avanzando controproposte.

Da qui nasce la nostra idea di lanciare un’alleanza sociale dei movimenti: scuola pubblica, acqua, campagna contro la devastazione ambientale e comitato contro il piano nazionale inceneritori.

Lo strumento referendario ci permetterà di abrogare gli elementi più pericolosi della legge 107 sulla scuola, la legislazione che consente le trivellazioni in mare e in terraferma e quanto prevede lo Sblocca Italia rispetto ad un piano strategico per nuovi inceneritori, mentre una grande raccolta di firme per una petizione popolare vuole contrastare la ripresa dei processi di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

Solo facendo emergere una discussione di merito su ciascuno di questi temi e proponendo un modello alternativo delle idee di società e di democrazia; solo dando modo ai cittadini di riprendere la parola e ristabilendo il principio della partecipazione diretta e della riappropriazione della sovranità popolare sarà possibile invertire la rotta, coniugando l’interesse generale con una dimensione più sostenibile della vita di ciascuno di noi.

SCUOLA

Abrogazione di norme sul potere discrezionale del dirigente scolastico di scegliere e confermare i docenti.

Scopo del quesito è cancellare il potere del dirigente scolastico di scegliere in modo discrezionale i docenti della propria scuola e di confermarli o mandarli via dopo un triennio.

In caso di abrogazione non ci saranno più gli Albi Territoriali e gli Uffici scolastici regionali ritorneranno ad assegnare gli incarichi agli insegnanti, con criteri oggettivi e predeterminati e senza il ricatto della scadenza. Questo eliminerà il rischio sia di gestione clientelare delle assunzioni sia di limitazione della libertà di insegnamento, perché toglierà al dirigente scolastico la possibilità di condizionare i docenti

Votare SÌ al quesito, perciò, significa voler garantire il pluralismo delle idee e delle metodologie didattiche, fondamentale per il modello di Scuola Pubblica previsto dalla Costituzione, e la democrazia negli organi collegiali della scuola.

Abrogazione di norme sul potere del dirigente scolastico di scegliere i docenti da premiare economicamente e sul comitato di valutazione.

Scopo del quesito è cancellare il potere del dirigente scolastico di scegliere in modo discrezionale i docenti della scuola a cui dare un premio salariale per il presunto “merito”.

In caso di abrogazione il Comitato di valutazione ritornerà ad essere un organo composto solo da docenti e dal dirigente, non individuerà più alcun “criterio per la valorizzazione” ed esprimerà il proprio parere solo sul periodo di prova dei neo- assunti. Lo stanziamento del fondo di 200 milioni annui diventerà salario accessorio per la valorizzazione di tutto il personale docente, compreso quello precario, e sarà inserito nella contrattazione integrativa nazionale.

Votare SÌ al quesito, perciò, significa anche in questo caso voler garantire il pluralismo delle idee e delle metodologie didattiche, fondamentale per il modello di Scuola Pubblica previsto dalla Costituzione, riaffermando l’importanza della la collaborazione democratica negli organi collegiali della scuola, contro l’instaurazione di meccanismi di competizione individuale.

Abrogazione di norme sull’obbligo di almeno 400-200 ore di alternanza scuola-lavoro

Scopo del quesito è cancellare l’obbligo per le scuole di fare almeno 400/200 ore di alternanza scuola-lavoro.

In caso di abrogazione, ciascuna scuola deciderà il monte ore da dedicare all’alternanza scuola-lavoro, in modo coerente con gli obiettivi del proprio Piano dell’Offerta Formativa.

Votare SÌ al quesito, perciò, significa evitare un’inaccettabile riduzione delle ore di insegnamento, per un’attività che assai spesso diventa richiesta di lavoro gratuito in cui agli studenti è imposta una prestazione dequalificata, considerata anche l’assenza di criteri capaci di garantire una formazione efficace e coerente con il lavoro in classe e l’indirizzo di studi.

Abrogazione di norme sui finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private

Scopo del quesito è cancellare la possibilità di effettuare donazioni a singole scuole.

In caso di abrogazione ogni donazione confluirà in un fondo destinato al sistema nazionale di istruzione, da ripartire  tra le scuole secondo criteri oggettivi.

Votare SÌ al quesito significa perciò evitare finanziamenti privatistici alle scuole pubbliche, che genererebbero competizione tra le scuole e disuguaglianze dettate dalla presenza o meno di aziende o investitori nel contesto in cui sono inseriti i singoli istituti, con la conseguente creazione di scuole di serie A e di serie B. Si eviterebbe, inoltre, il potenziamento economico delle scuole private, che potrebbero far risultare come donazione una parte delle spese di iscrizione, con benefici fiscali i cui costi ricadrebbero sulla collettività.

INCENERITORI

Quesito referendario per l’abrogazione dell’art. 35 del D. L. 12.09. 2014, n. 133,

convertito dalla Legge 11.11.2014, n. 164.

La richiesta di abrogazione vuole cancellare la previsione dell’art. 35 della Legge 133/2014, conosciuta come “Sblocca Italia”, nelle parti che prevedono:

  1. la classificazione degli inceneritori di rifiuti quali “infrastrutture strategichedi preminente interesse nazionale”, e l’individuazione da parte del governo della localizzazione regionale e persino della capacità specifica di quindici nuovi impianti, da collocare nelle Regioni del centro – sud – isole, sottraendo questa decisione alla programmazione dei Piani Regionali di gestione rifiuti;

  2. l’’obbligatorietà del “potenziamento al massimo carico termico” di tutti gli impianti, senza tenere conto delle autorizzazioni di Valutazione di Impatto Ambientalegià rilasciate;
  3. laloro “riclassificazione obbligatoria a recupero energetico”;
  4. la decadenza del limite regionale di conferimento di rifiuti,che potranno essere prodotti in una Regione ed inceneriti in altre;
  5. il “dimezzamento dei termini di espropriazione per pubblica utilità” e la riduzione dei tempi per la Valutazione di Impatto Ambientale;
  6. il “commissariamento delle Regioni in caso di mancata ottemperanza”, da parte del governo, che mette “sotto tutela” i poteri costituzionali delle Regioni previsti all’art. 117.

Votare al quesito significa perciò volere:

  • restituire alle Regioni il potere di programmazione e gestione in materia di rifiuti, nel rispetto dell’art. 117 della Costituzione, riconsegnando agli amministratori pubblici e ai cittadini il diritto di decidere sul futuro dei propri territori;

  • contrastare l’incenerimento dei rifiuti per tutelare la salute pubblica e l’ambiente dalla conseguente ed irreversibilecontaminazione tossicadi aria – suolo – falde idriche da polveri ultra-sottili, ceneri e scorie contenenti diossine, policlorobifenili e metalli pesanti, dispersi in atmosfera o accumulati in discariche, che entrano nella catena alimentare;
  • spostare risorse economiche pubbliche dall’incentivazione di inutile produzione di energia al potenziamento della raccolta differenziata domiciliare e del riciclaggio, incentivando la riprogettazione degli imballaggi ed il recupero di materia, per avviare un nuovo percorso sostenibile di “Economia Circolare”, l’unico in grado di produrre ampia occupazione locale stabile e professionale.

TRIVELLE

Dopo il referendum del 17 aprile contro le concessioni già esistenti in mare nelle prime 12 miglia, un quesito sui dei nuovi progetti nella restante parte del territorio italiano, per bloccare nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi

La richiesta di abrogazione riguarda specifici limiti territoriali ai divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. L’articolo sottoposto a referendum contiene infatti riferimenti a precise aree del Paese: cancellandoli, il divieto dovrà essere applicato a tutto il territorio nazionale, per i nuovi interventi in terraferma e in mare al di fuori delle 12 miglia, prima delle quali è già vietato. Il quesito non riguarda le concessioni esistenti, perché colpire titoli minerari già assegnati dallo Stato lo avrebbe reso inammissibile dal punto di vista costituzionale.

Votare “Sì” significa perciò volere il blocco di tutti i nuovi progetti di perforazione ed estrazione di idrocarburi, ridurre le devastazioni ambientali e i gravissimi problemi di salute dei cittadini connessi ai progetti petroliferi e porre l’Italia in linea con le richieste degli scienziati di tutto il mondo, che chiedono di fermare l’estrazione delle riserve di idrocarburi e la loro combustione, perché causano sconvolgimenti climatici che mettono in grave rischio la vivibilità stessa del Pianeta. Attualmente le richieste dei petrolieri in corso per nuove concessioni in terraferma e in maresono oltre 100,  su vastissime aree del Paese. Fermiamole!

Petizione popolare per il diritto all’acqua e alla sua gestione pubblica e partecipativa

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del 2011, il governo Renzi e la maggioranza rilanciano i processi di privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali e cercano di cancellare definitivamente il contenuto politico-culturale di un pronunciamento democratico del popolo italiano, che ha affermato il principio che l’acqua è un bene comune.

Questo attacco prevede:

  • lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, con una serie di modifiche che eliminano ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa;
  • la pubblicazione del Testo Unico sui servizi pubblici locali (decreto attuativo della Legge Madia sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione – n. 124/2015), con l’obiettivo di:ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità e di vietarla per quelli a rete, come il servizio idrico; di rafforzare il ruolo dei soggetti privati; di promuovere la concorrenza; di reintrodurre il principio dell’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nel calcolo della tariffa, proprio la dicitura che il referendum aveva abrogato.

Contro questo progetto lanciamo una campagna contro le privatizzazioni e i monopoli privati, per una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua e dei beni comuni, e raccogliamo le firme a sostegno di una petizione popolare in cui chiediamo:

  • il riconoscimento dell’esito referendario sull’acqua e sui servizi pubblici locali del giugno 2011;
  • il ritiro dei decreti attuativi della legge Madia sulle aziende partecipate e sui servizi pubblici locali;
  • l’approvazione della proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, nel testo originario;
  • l’avvio di una discussione parlamentare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione.

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