La morte è uno spreco

Tutti i giornali e le televisioni stanno parlando della scomparsa di colui che era, probabilmente, l’ultimo grande intellettuale italiano. Umberto Eco è stato romanziere, si è occupato di storia e filosofia, oltre a essere docente universitario di semiologia, presidente dell’Istituto di Comunicazione, accademico dei Lincei, giornalista, saggista, opinionista e molte altre cose. Comunque, per le note biografiche ufficiali, rimando al sito di uno qualsiasi dei giornali online o alla voce di Wikipedia.

Umberto Eco nel 1984

Come tanti, ho letto molte delle opere di Eco. Fra i romanzi, Il nome della rosaIl Pendolo di Foucault (quello che mi è piaciuto di più, anche se da molti è stato stroncato), BaudolinoIl cimitero di Praga, alcuni saggi (come dimenticare i due Diario Minimo, dal secondo dei quali ho attinto per un articolo sull’altro mio blog personale?). Ma soprattutto, in quest’ultimo periodo, mi ha accompagnato con la monumentale collezione di Storia (i, se non ricordo male, 40 volumi usciti in edicola insieme a Repubblica) nelle tre successive collane “Storia moderna e contemporanea”, “Storia antica” e “Storia medievale”.

Ma era quasi impossibile non imbattersi in un suo scritto, qualunque fosse l’ambito delle proprie ricerche. Quando, qualche anno fa, mi ero messo a studiare le tecniche di comunicazione, dovetti affrontare pagine e pagine di suoi articoli scientifici. Passando poi ad analizzare il problema di dare una lingua comune all’Europa, ecco che, a supporto, arrivava il suo saggio La ricerca di una lingua perfetta nella cultura europea.

Eco è stato un uomo della generazione di mio padre, uno dei tanti appartenenti a quelle classi di età che vissero la Seconda guerra mondiale da bambini (a proposito, mio padre racconta spesso che Umberto Eco era suo compagno di scuola in prima media, quando entrambi si trovavano a Nizza Monferrato, sfollati con le loro famiglie): troppo giovani per combattere, ma troppo vecchi per poterla dimenticare. E forse fu proprio questa esperienza vissuta durante il periodo della formazione a dare a Umberto Eco il senso profondo della storia, quello di un divenire continuo nel quale la conoscenza del passato è strumento fondamentale per comprendere il presente e anticipare il futuro.

Non so dire se la capacità di Eco di spiegare fosse frutto di un talento naturale o di capacità acquisita. Fatto sta che riusciva a rendere comprensibili a tutti anche concetti piuttosto complessi. E forse noi internettari abbiamo riflettuto troppo poco su quello che ci diceva a proposito della rete, quando denunciava il fatto che su strumenti come Facebook e Twitter l’opinione di un filosofo aveva lo stesso peso di quella di un cretino qualunque (lo “scemo del villaggio globale”) con tutte le implicazioni, anche politiche, del caso.

Con la sua morte se ne va l’ultimo grande intellettuale italiano di caratura internazionale e credo davvero che si possa dire – citando Oriana Fallaci da Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci – che in questo caso “la morte è uno spreco”.

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