Buon compleanno, Galileo

Il 15 febbraio di 452 anni fa (sembra ieri!) nasceva a Pisa uno dei più grandi geni della storia, colui che universalmente viene ricordato come l’inventore del metodo scientifico sperimentale. Fra l’altro, sull’argomento ho già scritto qualcosa a proposito del bellissimo spettacolo di Marco Paolini “ITIS Galileo”.

Galileo fu uno sperimentatore in molti ambiti della scienza e dicono facesse lezioni di matematica bellissime, anche se cercava di farne il meno possibile perché non si sentiva portato all’insegnamento. La leggenda dice che preferisse frequentare osterie e passare il tempo in dolce compagnia.

Teoria dell’isocronismo del pendolo

Uno degli oggetti che più lo affascinavano era il pendolo, strano strumento che si comportava in modo anomalo rispetto a quelle che erano le teorie comunemente accettate all’epoca, a partire dalla riscoperta di Aristotele. Il filosofo greco, infatti, aveva ipotizzato che gli oggetti cadessero a terra perché desiderosi di recuperare la loro posizione iniziale. Ma il pendolo smentiva questa ipotesi. Infatti, se lo si lasciava oscillare, tutto faceva tranne fermarsi sulla perpendicolare. Ai tempi non esistevano strumenti di misurazione di precisione (per la loro realizzazione in parte contribuirono anche le scoperte del nostro, vedi l’orologio a pendolo che si basa sul principio che sto per enunciare) e fu così che Galileo ebbe l’intuizione di far mettere spalla contro spalla due suoi studenti, entrambi muniti ciascuno di un pendolo. I due attrezzi vennero fatti oscillare con diverse ampiezze, mentre i due tapini dovevano contare mentalmente i loro passaggi sulla perpendicolare. Una volta arrivati a cento avrebbero dovuto pronunciare quel numero ad alta voce. Entrambi lo pronunciarono contemporaneamente ed ecco come venne scoperto che il pendolo, indipendentemente dall’oscillazione, impiega sempre lo stesso tempo a fare una oscillazione completa. Se vogliamo farla difficile, si chiama “teoria dell’isocronismo del pendolo”. Su questo principio si basano orologi e, sempre sulla base di questo principio, Foucault poté dimostrare la rotazione della terra.

Galileo, inoltre, scriveva molto bene. Era un divulgatore scientifico ante litteram. Illustrò il moto relativo con la famosa metafora della nave. Se poniamo degli uomini nella cabina di una nave e insieme a loro liberiamo alcuni insetti e dei pesci dentro a una vasca, oltre a un catino per raccogliere l’acqua gocciolante, notiamo che il movimento della nave, se costante e privo di scossoni, non influenzerà in alcun modo l’ambiente della cabina. Gli insetti continueranno a volare allo stesso modo, l’acqua a sgocciolare verticalmente dentro il catino e i pesci a nuotare indisturbati nella loro vasca. In sostanza, tutto ciò che è contenuto in un sistema inerziale chiuso e autonomo (ovvero in un luogo in cui tutto si muove alla stessa velocità, indipendentemente dalla velocità degli altri sistemi inerziali) è soggetto alle stesse leggi fisiche. Se volete fare una prova – ma non dite che ve l’ho suggerito io – salite sull’ultimo vagone di un treno (almeno non rischiate di far male a qualcuno) con un sasso, mettetevi nel corridoio e lasciate cadere il sasso. Vi cadrà in mezzo ai piedi. Poi provate ad aprire il finestrino e a lasciar cadere il sasso fuori dal treno, ovvero in un altro sistema inerziale e, se avrete fatto come ho detto io, ovvero vi sarete posizionati in fondo al treno, potrete dire addio al vostro sasso.

Galileo di fronte al Sant’Uffizio

E veniamo al punto della famosa abiura di Galileo. A parte il fatto che se non avesse abiurato la scienza ne avrebbe ricevuto un gravissimo danno, Galileo fu fortemente aiutato a prendere la decisione di smentire le proprie teorie. Il processo ebbe luogo dal 12 aprile 1633 e le udienze si tennero fino al 22 giugno dello stesso anno. L’accusa era di quelle pesanti (eresia) e il tribunale non brillava certo per il suo rispetto dei diritti dell’imputato, visto che si trattava del famigerato Tribunale della Santa Inquisizione. Fu così che Galileo venne condannato e costretto ad abiurare, per aver salva la vita. Ancora oggi, alcuni duri e puri, di quelli che lo sono tendenzialmente quando c’è in ballo la pelle di qualcun altro (e avrei potuto dirlo in altro modo, ma mi sono ripromesso di non scrivere parolacce…) sostengono che, se Galileo fosse stato realmente coerente con i suoi principi, avrebbe dovuto accettare la condanna e farsi bruciare vivo. Dimenticano un piccolo particolare: quando Galileo venne “invitato” a Roma a partecipare al suo processo (e abbiamo visto che è durato più di due mesi) venne “ospitato” nella stessa stanza in cui era stato ospitato precedentemente tale Giordano Bruno.

Credo che in questo modo diedero al buon Galileo parecchi spunti su cui meditare.

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