Scrivere è facile, farsi leggere un po’ meno

Qualche mese fa, un’amica mi chiese se per favore trovavo il tempo di leggere un libro che lei aveva comperato da un conoscente. Secondo lei il libro non era gran che, ma voleva anche un altro parere. Prendendolo in mano, notai subito che si trattava di un libro autoprodotto, ovvero fatto stampare a proprie spese da uno dei tanti siti specializzati in questo genere di pubblicazioni. Lungi da me difendere a spada tratta le case editrici, perché spesso pubblicano delle incredibili stupidaggini, ma, in genere, diffido delle opere pubblicate dall’autore per proprio conto.

Ovviamente ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede, ma non può rimanerci male se non raggiunge uno sfolgorante successo internazionale. Bisogna anche dire, a parziale discolpa degli autori, che è difficile valutare un proprio lavoro, specie se non si ha troppa esperienza in materia. Anche chiedere un parere ad amici e parenti non sempre può rappresentare una buona strategia di valutazione, perché il giudizio che questi possono dare non è asettico e distaccato.

Quando presi in mano il libro e iniziai a sfogliarlo, arrivato alla seconda pagina avevo già capito che non sarei riuscito a finirlo, ma, per senso del dovere, mi sforzai di proseguire e arrivai, a fatica, fino a pagina cinque. Poi proprio non ce la feci più. La storia era banale. Non si trattava di un saggio e nemmeno di un romanzo, ma di una sorta di diario di un uomo che aveva attraversato una profonda (a suo dire) crisi spirituale e che con l’aiuto di un prete era riuscito a risolverla e a dare un senso nuovo alla propria vita. Nulla da dire, se uno fa quelle scelte, non sta a me giudicare, ma l’argomento non è tale da scatenare in me un moto di curiosità. Inoltre, un diario di questo tipo avrebbe potuto risultare interessante se il protagonista, o la situazione, o il periodo storico fossero stati eccezionali. Ma si trattava della vita di un bancario che andava a trascorrere un week end in un monastero a trenta chilometri da casa propria pochi anni fa.

Ci sono però un paio di considerazioni che vanno fatte. Chi ama scrivere lo fa e, magari, coltiva qualche sogno nel cassetto. Insomma, scrive perché ha, o pensa di avere, una storia da raccontare e che qualcuno vuole leggere, e ciò comporta fra l’altro molta fatica. Sempre nel cassetto c’è magari l’altro sogno, quello di avere successo e, insieme al successo, anche molti soldi. D’altra parte, fra gli scrittori, ve ne sono alcuni molto ricchi e anche Ken Follet o Stephen King avranno incominciato in qualche modo, con un’opera prima magari un po’ zoppicante.

E allora, come si fa?

Una risposta a queste domande mi è arrivata oggi dalle segnalazioni quotidiane di WordPress: l’articolo del blog di Ivano Mingotti – Minoica – intitolato Come farsi pubblicare – Contatti con gli editori, cui rimando per gli utili consigli e ammonimenti.

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